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Elezioni Amministrative 13-14 Aprile 2008 Molfetta

ECONOMIA

Lo sviluppo economico di Molfetta in questi ultimi anni ha determinato grandi contraddizioni: sono state investite ingenti risorse pubbliche nella progressiva cementificazione di territorio, che non hanno prodotto i risultati sperati in termini occupazionali e produzione di ricchezze sul piano economico e sociale. A supporto di questa considerazione vi è l’inesorabile diminuzione demografica, dovuta principalmente al flusso migratorio di molti nostri concittadini in cerca di lavoro: una sorta di ritorno a un triste passato. Ciò è riconducibile alle crisi strutturali che hanno investito tra gli anni Ottanta e Novanta i settori economici storicamente prevalenti della città: agricoltura, pesca, attività commerciali. A fronte di tale declino economico non vi è stato un corrispettivo equilibrio nelle attività produttive presenti all’interno degli insediamenti industriali e artigianali, nonostante si siano sviluppate alcune (poche) realtà importanti. Risulta troppo basso il rapporto tra ricchezza prodotta e numero di abitanti e dai dati economici si evince come sia troppo basso anche il numero di insediamenti produttivi in rapporto al numero di addetti, indice di una scarsa visione strategica e di controllo da parte delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi quindici anni. La sussistenza economica del tessuto sociale poggia in modo eccessivo sul comparto edilizio, che notoriamente produce lavoro precario, per lo più sommerso, sottopagato, con scarso rispetto delle norme di sicurezza. Allo stesso modo le ampie concessioni fatte ai gruppi della Grande distribuzione, col sacrificio di ampie distese di territorio agricolo, hanno messo in ulteriore difficoltà il settore commerciale presente nel tessuto urbano senza offrire quella giusta ricompensa occupazionale preventivamente concordata tra amministrazione e imprese. Una programmazione economica più accurata e lungimirante avrebbe valorizzato quelle attività tradizionali come agricoltura e pesca, se solo si fossero privilegiati gli insediamenti di quelle attività che si occupano della trasformazione delle produzioni locali di pregio, invece che abbandonare queste ultime al loro destino. Nel corso degli ultimi anni sarebbe stato opportuno puntare maggiormente su quelle realtà produttive le cui peculiarità sono incentrate su innovazione, ricerca, compatibilità ambientale, in modo da garantire maggiori opportunità di inserimento nel mondo del lavoro anche alle qualificate risorse umane presenti a Molfetta che oggi in larga misura alimentano i flussi migratori.

Alla luce dell’analisi fin qui esposta, gli obiettivi che la Sinistra-l’Arcobaleno si pone una volta raggiunta l’amministrazione della città sono:

  • stimolare maggiori controlli degli enti preposti e mettere in atto provvedimenti che condizionino le imprese al rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro;

  • adottare strategie per contrastare le forme di precarietà nel mercato del lavoro;

  • rilanciare le attività economiche tradizionali (agricoltura, pesca);

  • puntare su innovazione, ricerca, sostenibilità ambientale, valorizzazione dei beni naturali e culturali;

  • creare servizi in grado di favorire l’ingresso di donne e giovani nel mondo del lavoro.

Le nostre proposte

Agricoltura

  • L’amministrazione comunale può incentivare il miglioramento della qualità delle produzioni, facendosi carico della promozione mediante opportune strategie di marketing.

  • Facilitare la creazione di consorzi in grado di sfruttare quelle stesse produzioni attraverso le attività di trasformazione. In questo modo sarà possibile determinare valore aggiunto ai raccolti e sopperire agli elevati costi di produzione.

  • Per una migliore commercializzazione dei prodotti è possibile dotare di strumenti telematici la struttura del Mercato ortofrutticolo. Così facendo sarà possibile monitorare in tempo reale le quotazioni dei prodotti anche al di fuori dell’ambito locale e trarne maggiori benefici economici.

  • Mettere a disposizione dei produttori locali degli spazi per la commercializzazione diretta dei loro prodotti, eliminando quegli eccessivi passaggi di intermediazione che fanno lievitare i costi in maniera incontrollata.

  • Verificare e censire i lotti presenti nell’agro molfettese, per stabilire se vi siano terre abbandonate e incolte, partendo dai terreni delle lame molfettesi, per incentivare la formula dell’orto familiare in cui legare i percorsi di educazione ambientale a quelli del consumo consapevole, in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Bari e con il CNR.

Pesca

  • E’ indispensabile dotarsi di una programmazione approfondita e di lungo respiro del settore, che determini la sostenibilità dell’attività di pesca lungo l’Adriatico. Predisporre interventi di ripopolamento della fauna ittica con un piano di utilizzo dell’ambiente costiero che consenta una seria programmazione dello sfruttamento delle risorse, anche attraverso attività relative all’istituzione di aree di pesca precluse allo strascico e di zone di ripopolamento attivo mediante la realizzazione di strutture (barriere artificiali) che consentano di aumentare i livelli quantitativi e qualitativi della produzione ittica e di impedire nello stesso tempo la pesca con attrezzi radenti.

  • Far fronte all’aumento dei costi di produzione sfruttando la possibilità di utilizzare combustibili alternativi (es. olio di colza, girasole, soia, canapa), che possono mettere in sinergia le due tradizionali attività economiche cittadine (pesca e agricoltura).

  • Rispetto ai periodi di “fermo biologico” è possibile attivare itinerari di pesca-turismo in relazione alla valorizzazione delle coste e sfruttando al meglio le potenzialità dell’Oasi protetta di Torre Calderina, del Parco Marino della Murgia e dei corridoi ecologici.

  • Una ricaduta diretta rispetto alla ripresa dall’attività di pesca coinvolgerebbe il rinnovo e il rilancio di un altro importante settore tradizionale molfettese: la cantieristica. Un settore che potrebbe tornare a essere un polo di eccellenza nella nostra economia, con l’adozione di nuove tecniche costruttive sia per le barche da pesca che per la nautica da diporto. In funzione di questa ripresa del settore sono indispensabili interventi infrastrutturali commisurati alle nuove esigenze, la messa in sicurezza degli spazi adibiti alla lavorazione, attrezzare l’area con adeguate reti di servizi idrici e fognari (tutt’oggi assenti).

Commercio

A seguito della massiccia presenza in zona ASI di numerosi gruppi legati alla Grande distribuzione, diventa indispensabile l’intermediazione da parte dell’amministrazione comunale per impedire che le attività commerciali presenti in città risentano troppo di questa nuova concorrenza. Si può intervenire a tutela del commercio tradizionale anche rendendo più vivibile la vita lungo le vie principali della nostra città: prevedendo

  • zone pedonali prive di traffico;

  • messa a disposizione di mezzi pubblici di nuova concezione alimentati elettricamente;

  • promozione di eventi, spettacoli, attività culturali;

  • ripristino dell’arredo urbano attraverso un concorso di idee per puntare alla riqualificazione delle zone commerciali della città.

  • Per contrastare l’incontrollato aumento dei prezzi dei beni di consumo primari è possibile attivare un “Osservatorio dei prezzi” col coinvolgimento delle associazioni a tutela dei consumatori.

Attività artigianali e industriali

L’elevato numero di insediamenti non è affatto commisurato alle più indispensabili opere di urbanizzazione e servizi. Tale situazione determina un freno evidente allo sviluppo di attività artigianali, imprenditoriali e commerciali, soprattutto per quelle realtà che non riescono a sopperire autonomamente alle carenze strutturali causate da una pessima gestione dell’amministrazione comunale.

  • E’ opportuno istituire all’interno della zona ASI-PIP una “sportello unico” comunale che si occupi dei rapporti tra le aziende insediate e l’amministrazione pubblica, così da raccogliere in modo più diretto le richieste avanzate dal mondo produttivo e snellire gli iter burocratici. Un ufficio che metta anche in relazione chi è in cerca di lavoro con le richieste presenti in quella realtà, che promuova la formazione dei lavoratori, che attivi corsi per la sicurezza. Uno sportello che, con la presenza di personale specializzato, possa promuovere percorsi di ricerca e innovazione avvalendosi anche delle opportunità finanziarie offerte dal P.O.R.–Puglia 2007-2013 con le necessità di crescita delle imprese.

  • Considerando l’entità di buona parte degli insediamenti produttivi presenti nelle nostre zone ASI-PIP, con al loro interno meno di 15 dipendenti (quindi senza obbligo di rappresentanza sindacale), è necessario individuare la figura di un “rappresentante di zona” tra i lavoratori che faccia controlli mirati per verificare se le aziende rispettano i contratti di lavoro e le misure di sicurezza. Il “rappresentante di zona” deve essere indicato dai lavoratori e assumere l’incarico per un periodo limitato di tempo. In questo senso significativa è l’esperienza sperimentata in Liguria.

  • Contro le forme di precarietà del lavoro, l’Amministrazione comunale dovrà farsi carico di stanziare fondi che facciano da ammortizzatori sociali per quei dipendenti che perdono il lavoro alla scadenza dei contratti.

  • Per favorire le assunzioni di donne da parte delle aziende è necessario dare precedenza nelle graduatorie degli asili nido ai figli delle donne lavoratrici, così come pensare ad un asilo nido nella zona ASI.

  • Attrezzare le zone produttive di mense per operai e dipendenti.

  • L’amministrazione Comunale dovrà dotarsi di un “Piano Energetico Ambientale Comunale” (PEAC), in virtù degli obblighi di legge per quei comuni con una popolazione superiore ai 50mila abitanti, per determinare una quota idonea di produzione energetica in relazione all’impatto che le centrali (anche quelle da fonti rinnovabili) possono avere su tutto il territorio. Tale piano è l’occasione per individuare su scala comunale le possibilità di utilizzare fonti rinnovabili per la produzione di energia concorrendo, su scala locale, al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’Italia in sede internazionale per la riduzione delle emissioni di CO2. Tale pianificazione, mai realizzata dal Comune di Molfetta, è un’opportunità mancata soprattutto per i nuovi quartieri appena realizzati (come da PRGC), dove l’applicazione di un regolamento edilizio più sostenibile sotto il profilo energetico avrebbe procurato notevoli vantaggi ai neo-residenti. E’ per noi necessario che il nuovo sindaco dia mandato alla redazione del PEAC e che tale piano contenga almeno:

-il bilancio energetico;

-apposite indicazioni sull’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia, ad integrazione del regolamento edilizio vigente;

-una prima ed immediata individuazione, corredata da una valutazione tecnico-economica, delle condizioni di fattibilità degli interventi (di cui al comma 7 dell’art. 26 della legge 10/91), finalizzati al soddisfacimento del fabbisogno energetico degli edifici pubblici attraverso il ricorso a fonti rinnovabili di energia;

-l’identificazione degli interventi di recupero edilizio per i quali si sia ravvisata la necessità di adeguamento alla normativa in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia;

-l’identificazione dei possibili interventi per un uso razionale dell’energia e per il ricorso alle fonti rinnovabili nei settori industriale, agricolo, del terziario e dei trasporti;

-la pianificazione di impianti di “microgenerazione” per le utenze interessate alla produzione di calore e di energia elettrica;

-la programmazione di iniziative volte a garantire la conoscenza, la promozione e il coordinamento degli investimenti in campo energetico;

-le misure necessarie per la corretta e completa informazione degli utenti e dei consumatori.

-Istituzione della certificazione energetica degli edifici con possibile rimodulazione dell’aliquota ICI in funzione degli obiettivi di risparmio energetico conseguiti.

Costituzione di una società pubblica che promuova e attivi risorse economiche per la produzione diffusa di energia da fonti rinnovabili. Tale società pubblica potrà occuparsi direttamente della installazione e della manutenzione dei tetti fotovoltaici pubblici e privati stipulando appositi contratti d’uso dei tetti per installare gli impianti. L’utile della società, rinveniente dalla vendita dell’energia prodotta al gestore unico, potrà essere utilizzato per ridurre la pressione fiscale nei confronti dei soggetti che concedono la disponibilità del proprio “tetto”.

Definizione di protocolli d’intesa con istituti di credito per attivare programmi di finanziamento agevolato per i cittadini e le imprese che intendano dotarsi di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. L’obiettivo dovrà essere quello di promuovere un finanziamento agevolato tale che l’utente possa ripianare il debito attraverso il risparmio conseguito.

Turismo

Molfetta è una città ricca di patrimonio storico, architettonico e culturale, eppure il comparto turistico stenta a decollare. Cause del mancato sviluppo sono da ricercare nell’assenza di strutture ricettive idonee, oltre alla mancata valorizzazione del patrimonio costiero e culturale (come ad esempio il Pulo). E’ necessario investire risorse per valorizzare e promuovere le ricchezze sopra citate, in più alla luce dell’approvazione del nuovo Piano Regolatore del Porto (PRP) è opportuno ripensare la localizzazione dell’approdo turistico in prossimità della zona storica della città, in modo che possa costituire un volano per tutto il comparto. Al tempo stesso si può recuperare la valenza storica e culturale degli antichi manufatti dei cantieri navali, facendo di essi un museo dei saperi e laboratori per gli istituti nautici presenti a Molfetta.

E’ necessario favorire la creazione di strutture ricettive idonee (bed and breakfast e camping comunale) e allo stesso tempo programmare l’infrastrutturazione della zona turistica (D4) tra Molfetta e Giovinazzo preservando gli equilibri ambientali di una zona di cerniera tra il mare e la campagna.

AMBIENTE E TERRITORIO

POLITICHE DEI RIFIUTI

Potenziamento e sviluppo della differenziata. In questo settore si gioca la grande partita della soluzione del problema rifiuti. Si tratta innanzi tutto di promuovere un intenso programma di sensibilizzazione e di promozione culturale: per molti cittadini un cassonetto vale l’altro, senza che nessuno si preoccupi di informarli sulla necessità e i vantaggi della differenziata.

In secondo luogo si tratta di trovare gli strumenti operativi (tecnologici) e le modalità più efficaci per promuovere una normativa che premi i cittadini che effettuano la raccolta differenziata, e che penalizzi coloro i quali non la effettuano.

Ubicazione di isole ecologiche, che possono essere protette, e lo sviluppo della raccolta differenziata a domicilio sperimentata inizialmente in un quartiere, nella prospettiva della normativa premiale; in questa logica è possibile migliorare la raccolta domestica dell’umido, grazie all’uso di particolari sacchi che minimizzano gli aspetti poco gradevoli dell’accumulo dell’organico.

Si veda la Relazione della Commissione tecnica interministeriale dell’aprile 2007, anche per quanto riguarda i vantaggi economici della raccolta differenziata a domicilio che compensano i superiori costi della raccolta, creando tuttavia maggiore occupazione.

Avvio della riduzione nella produzione dei rifiuti. E’ questo l’obiettivo di medio termine, che richiede sinergia di volontà e interventi. Sono già state sperimentate in alcuni centri italiani delle modalità che consentono la riduzione della produzione dei rifiuti. Anche nella nostra città le ipotesi di lavoro, che vanno utilizzate sempre attraverso la logica premio/penalizzazione per tutti i soggetti coinvolti, possono essere le seguenti:

a) la reintroduzione del vuoto a rendere in vetro, modalità che è ancora praticata in misura molto limitata, rendendo il prodotto, nel caso di vuoto a perdere, più costoso;

b) l’adozione di sistemi di distribuzione alla spina soprattutto per i detersivi e l’acqua, con abbattimento dei costi che rendono il prodotto competitivo;

c) la sostituzione degli imballaggi a perdere con quelli a rendere;

d) la sostituzione nella grande ristorazione dei manufatti monouso di plastica tradizionale con plastiche in amido di mais o cartone

e) campagna comunale, anche con incentivi, sull’adozione dei filtri per i rubinetti di casa ( abbattimento dell’acquisto di acqua imbottigliata )

Tutte queste ipotesi di lavoro richiedono la collaborazione e la disponibilità delle aziende dei centri di distribuzione e commercializzazione e di ristorazione, che deve essere necessariamente sollecitata con incentivi premiali nella forma di sgravi fiscali per chi contribuisce al processo di riduzione della produzione dei rifiuti

Impianto di compostaggio. Si pone l’esigenza dell’acquisizione della gestione dell’impianto (costruito con pubblico denaro e di proprietà del comune) dall’A.S.M., o da una cooperativa di giovani disoccupati. Nell’ambito di una visione della soluzione del problema rifiuti costruita all’interno di un ben preciso bacino, la soluzione della questione impianto di compostaggio è una questione che non interessa più solo Molfetta, ma tutti i comuni afferenti al bacino, di cui diviene una importante risorsa.

La ristrutturazione e l’ampliamento dell’impianto potrebbe prevedere la produzione di biogas, utilizzabile per la produzione di energia elettrica, con l’uso di tecnologie che consentono anche una produzione di compost di qualità (si veda la Relazione di una Commissione tecnica interministeriale dell’aprile scorso).

Il successo della raccolta differenziata e della riduzione della produzione dei rifiuti si fondano sulla collaborazione dei cittadini; l’Amministrazione per parte Sua deve attivare le leve dei premi/penalizzazione, studiando un sistema di corresponsione della TARSU che con il passaggio dalla tassa alla tariffa consenta di utilizzare la quota variabile della tariffa come leva per premiare i cittadini virtuosi e penalizzare gli altri. Gli incentivi regionali possono dare una mano per realizzare questo obiettivo. Le tecnologie e le metodiche non mancano, occorre solo grande volontà politica e una capillare ed intensa opera di sensibilizzazione.

Non dovrebbe essere sottovalutata una seria politica di costante monitoraggio dello smaltimento dei rifiuti speciali derivanti dalle lavorazioni della Zona Industriale.

Politiche energetiche

I dati che le organizzazioni internazionali forniscono in merito alle emissioni inquinanti e ai relativi cambiamenti climatici non lasciano più dubbi in merito: bisogna tendere verso un sistema energetico sostenibile, se non si vuol giungere al collasso dell’intero sistema.

Superare la fase delle azioni scoordinate, perché individuali. Si potrebbe iniziare, dentro il quadro di riferimento rappresentato dal Piano Energetico Ambientale Regionale, con la realizzazione di programmi di qualificazione energetica del sistema urbano, in riferimento all’uso razionale dell’energia, alla promozione del risparmio e allo sviluppo della produzione da fonti rinnovabili.

Gli assi di intervento da seguire: riduzione delle dispersioni e degli sprechi; aumento dell’efficienza della fornitura, d’intesa con i distributori; utilizzo di impianti fotovoltaici su strutture pubbliche; incentivazione all’uso di impianti solari termici per il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria. Forse nelle nuove zone di espansione residenziale si è già perseguita una di queste direttive. Occorre avere una visione unitaria: cosa sappiamo circa le azioni di risparmio e di efficienza messe in atto nelle zone produttive ( zona ASI, strutture ricettive…)?

Si dovrebbe tendere ad un sistema energetico locale efficiente e coerente con le principali variabili socio-economiche del nostro territorio (cosa che non si può certo dire nel caso Powerflor in contrada Ciardone) governato da un Piano Energetico Ambientale Comunale.

Adozione di un piano di razionalizzazione dell’illuminazione pubblica che preveda la sostituzione delle lampade a bassa efficienza, la minimizzazione delle forme di dispersione del flusso luminoso.

TERRITORIO

Riformulazione del Piano delle coste

Aumentare le aree libere e quelle libere attrezzate rispetto a quelle concesse ai privati (al limite parità fra le quote destinate ad aree private e quelle pubbliche attrezzate).

Le tre percentuali (pubblica, libera attrezzata e privata) vanno divise per ambiti omogenei e senza squilibri fra Levante e Ponente (ad es. senza destinare maggiori percentuali di spiaggia pubblica a Ponente, laddove ci sono zone non balneabili e di difficile accesso).

È fondamentale che si provveda nell’immediato, ai fini della libera fruizione delle risorse ambientali, alla revisione della bozza del Piano Comunale delle Coste presentato nella seduta del Consiglio Comunale del 29.11.2003, secondo le indicazioni contenute nella petizione presentata il 21.09.04 all’allora Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Amato, e suffragata da oltre 2600 firme di sottoscrittori.

Le indicazioni proposte nella predetta petizione popolare sono:

  • rielaborare il piano sulla base di linee guida definite previa ampia concertazione con associazioni e forze sociali (i cui pareri sono già stati in più sedi esplicitati, senza peraltro essere adeguatamente recepiti dagli estensori della bozza di piano);

  • ridefinire le percentuali della destinazione delle spiagge (libere, concedibili a privati, libere attrezzate) sulla base della verifica del numero dei cittadini che frequentano abitualmente le spiagge libere, nonché sulla base di una stima dei futuri fabbisogni;

  • collegare il Piano Comunale delle Coste alla progettazione pianificazione urbanistica esecutiva delle aree destinate allo sviluppo turistico (aree D4), poiché altrimenti ogni possibilità di serio sviluppo turistico verrebbe pregiudicata per sempre;

  • negare il rilascio di nuove concessioni a privati, come pure l’ampliamento di quelle esistenti, lungo la costa di ponente, sottoposta a vincolo faunistico e paesaggistico, se non dopo aver dato definitivamente avvio al processo istitutivo del Parco della Murgia Marina che consentirà di recuperare, tutelare e riqualificare questi territori costieri introducendovi nel contempo nuove attività turistico-ricreativo-balneari compatibili con le precipuità paesaggistiche ed ambientali di quest’area.

Parco di Torre Calderina e Sistema Pulo

Da tempo, ormai, si manifesta la necessità di tutelare la fascia costiera Nord Barese che collega i comuni di Molfetta a Bisceglie e che, per la presenza di corridoi ecologici (e.g. Lama di Santa Croce), è in stretta connessione con l’Alta Murgia. Lo strumento di tutela più opportuno è, senz’altro, un parco intercomunale rispetto al quale l’associazionismo ambientalista ha già avanzato proposte concrete.

Il “Parco Intercomunale della Murgia marina” dovrà essere gestito da un apposito comitato di gestione che dovrà avere una composizione mista pubblico-privato. Di tale soggetto gestionale faranno parte le istituzioni – che dovranno necessariamente assumersi il ruolo di propulsori politici – e rappresentanti delle associazioni. Il Pulo di Molfetta possiede peculiarità uniche sul piano naturalistico, archeologico e culturale meritevoli di essere conservate, studiate e fruite dalla comunità; tuttavia le caratteristiche del bene e l’indispensabile necessità di limitare il numero e la frequenza delle visite, al fine di garantirne la conservazione, non consentono la sua autosufficienza economica. D’altro canto le caratteristiche della dolina ne richiedono una costante sorveglianza e manutenzione. La conservazione del Pulo non può più dipendere dal soffio occasionale di venti politici favorevoli. Si ritiene, dunque, vantaggioso e opportuno prevedere che il Parco del Pulo di Molfetta sia gestito da un soggetto pubblico-privato che a partire dal Pulo, metta a sistema i nodi più significativi dei beni culturali, ambientali e archeologici diffusi sul territorio del Comune di Molfetta e dei comuni limitrofi. Soltanto in tale prospettiva di crescita dei confini virtuali del Parco è possibile intravedere una gestione solida e in attivo, che dia slancio al prezioso patrimonio di beni diffusi sul territorio e che si trasformi in opportunità solide e durature per la comunità locale. Mandato prioritario dell’Ente Parco sarà quello di espandere il territorio del Parco fino a consentirgli di raggiungere una dimensione territoriale e una dotazione di beni tale da renderlo economicamente autosufficiente.

Verde urbano e monitoraggio ambientale

A Molfetta i reati ambientali hanno una rilevanza tutt’altro che trascurabile.

Ogni anno le associazioni ambientaliste segnalano e denunciano alle autorità competenti un numero sempre crescente di abusi che va dal maltrattamento di animali (si pensi alle numerose corse illecite di cavalli che avvengono nella zona ASI o sulla ss16 bis), alla pesca di frodo (ancora troppo alti i casi di pesca e commercializzazione di datteri di mare); dal prelievo e commercializzazione abusiva dell’acqua di falda all’abbandono di rifiuti e scarico incontrollato dei reflui.

Cospicui anche i reati di abusivismo edilizio sulla costa, nell’agro e nel centro abitato. A testimonianza della propensione, mai contrastata, del cittadino molfettese a commettere abusi edilizi è il numero delle istanze di condono edilizio, si ricordino:

-le 1862 istanze di condono edilizio presentate a Molfetta ex lege 47/1985

-le 782 istanze di condono edilizio presentate a Molfetta ex lege 724/1994

Occorre rafforzare la vigilanza sul territorio e, in particolare per il settore edilizio, realizzare un sistema informativo geografico in grado di facilitare l’azione di controllo con apposite rilevazioni aeree periodiche.

Uno degli indici più utilizzati nelle analisi sulla qualità della vita è quello che quantifica il verde urbano: non è più tollerabile un indice come quello della nostra città.

  • E’ opportuno fissare i limiti di una espansione urbana ormai eccessiva e compensare gli indici di zone destinate al verde pubblico, attualmente troppo bassi nella nostra città, predisponendo un ampio parco (dell’estensione di circa 5 ettari) attiguo alla città. Esso sarà il “polmone verde” in grado di garantire la rigenerazione dell’aria che respiriamo e assorbire le emissioni inquinanti provenienti dalle zone produttive o dalle nuove centrali elettriche in fase di allestimento.

  • E’ assolutamente necessario riqualificare e al tempo rendere fruibili soprattutto ai bambini gli unici spazi liberi come il Parco di levante, quello di Ponente e quello di Mezzogiorno, da aprire al pubblico.

Elettrosmog

Devono essere ancora perfezionati, discussi e approvati importanti strumenti per la gestione del problema, quali il regolamento per l’installazione delle antenne e il piano di installazione delle antenne.

E’ necessario un esame ampio e articolato, aperto alla partecipazione dei cittadini, della bozza di Piano fatta predisporre dalla precedente Giunta comunale guidata da Tommaso Minervini, prima di giungere alla discussione e approvazione in Consiglio comunale.

Piano della mobilità sostenibile e piano degli orari: riduzione del traffico

L’evoluzione di questo livello della pianificazione comunale consente sia un decongestionamento della viabilità cittadina sia un abbattimento delle emissioni inquinanti.

Sviluppo di schemi di mobility management, sia per quello che riguarda le zone produttive esterne alla città (Zona Industriale e artigianale), sia per quello che riguarda i nodi della mobilità pendolare (stazione FFSS, capolinea e fermate centrali STP): un piano dei parcheggi che va ad aumentare l’offerta di posti auto con la costruzione di parcheggi interrati, incentiva l’uso dell’auto privata, cosa che andrebbe invece scoraggiata.

Allargamento e vivibilità delle zone pedonali: parcheggi per biciclette, programmazione di iniziative concertate con i commercianti sulla cultura dello shopping. anche a causa della recente espansione dalla città (nuovi quartieri e zona industriale) è necessario ripensare il sistema della mobilità favorendo il trasporto collettivo e rendendo sicura e praticabile la mobilità ciclabile. Alcune esperienze già praticate nel capoluogo possono essere proposte anche a Molfetta: park and ride, bike sharing, car pooling. Incrementare, attraverso la redazione di un piano della mobilità sostenibile, aree pedonali, piste ciclabili protette e Zone a traffico limitato.

LE POLITICHE SOCIALI

Una città solidale e attenta ai bisogni delle persone

Nell’amministrazione delle nostre città progressivamente il tema della sicurezza si è imposto all’attenzione dell’opinione pubblica: sempre più spesso la vita quotidiana si accompagna a una sensazione perenne di pericolo che dipende dalla sensazione che il nostro interlocutore, il nostro vicino, una persona straniera, qualunque cittadino può essere causa di pericolo per noi. Una sensazione che è difficile controllare, soprattutto se alimentata strumentalmente da un allarmismo mediatico.

Se le forze dell’ordine possono (debbono) reprimere i comportamenti violenti e garantire la sicurezza di tutti i cittadini in clima di sostegno e solidarietà della società civile e delle istituzioni, è altresì vero che solo politiche di inclusione e di equità sociale possono mitigare e ridurre la violenza quotidiana che il degrado sociale, la povertà e l’ignoranza continuamente alimentano e prevenire l’insorgere di nuove forme di disagio.

La visione della ricchezza ostentata, quando si coniuga a manifestazioni palesi di ingiustizia sociale, può produrre, in chi ha difficoltà a vivere senza lavoro e con uno scarso supporto familiare, un senso insopportabile di ribellione. La solidarietà sociale che non è pietà, non è beneficenza, ma condivisione delle difficoltà, costruzione di legami sociali più forti, senso di appartenenza ad una comunità, vivere civile, prendersi cura dell’altro, della nostra comunità, in definitiva di noi stessi.

Le politiche di solidarietà sociali non devono basarsi su logiche assistenziali che rischiano di riprodurre dipendenza, cronicizzando il bisogno, ma la contrario devono basarsi su logiche di condivisione e di supporto con la costruzione di servizi che rispondano alle esigenze di chi si trova in difficoltà, ma al tempo stesso siano una risposta a tutta la comunità.

L’amministrazione comunale che noi vogliamo dovrà

1 Per la sicurezza dei cittadini

  1. Realizzare programmi di sostegno e tutela per le vittime della violenza e le loro famiglie

  2. Promuovere e realizzare programmi di inclusione sociale per la prevenzione del disagio e il reinserimento sociale e lavorativo

  3. Promuovere iniziative di integrazione sociale e culturale con progetti ed attività (spettacoli teatrali, organizzazione di feste tradizionali, cicli di film in piazza, gare atletiche non competitive ecc.) rivolti a tutti i cittadini ma soprattutto per quanti vivono in condizioni di emarginazione.

  4. Favorire l’attività ed il protagonismo delle associazioni di volontariato che intervengono nel tessuto sociale.

  5. Favorire la conoscenza dei cittadini molfettesi delle criticità sociali con indagini, conferenze e pubblicazioni.

  6. Promuovere e sostenere interventi di aggregazione sociale, centri sociali, centri diurni, centri culturali finalizzati alla riappropriazione del territorio luoghi più a rischio per la marginalità sociale.

2 Per incoraggiare e liberare le energie dei nostri giovani

  • Lo sport praticato a livello amatoriale e in età scolare è il primo strumento di socialità e di educazione alla conoscenza dell’altro e dei propri limiti. Di concerto con le scuole e le società sportive si dovrebbe riorganizzare la distribuzione degli spazi negli impianti sportivi comunali in modo da incentivare le esperienze delle società sportive cosiddette minori, autentiche “coltivatrici” anche di talenti.

  • Predisporre ed approvare il bando per la gestione della Cittadella degli Artisti del progetto della Giunta Regionale Bollenti Spiriti con criteri che portino a privilegiare forme di gestione che coinvolgano l’associazionismo attivo sul territorio.

  • Istituzione di una commissione delle associazioni giovanili che si occupi di gestire in maniera partecipativa le politiche giovanili nella città.

  • Riqualificazione del Centro giovani all’isolato 7 del Centro Storico, aumentandone la fruibilità e dotandolo di un punto Wireless e di attrezzature multimediali.

  • Potenziare il servizio informazioni sulle opportunità offerte dai fondi e iniziative regionali e comunitarie.

  • Recuperare a iniziative culturali, sociali e artistiche la funzionalità delle piazze molfettesi.

  • Recuperare il ruolo della scuola: facilitare la diffusione delle informazioni fra gli studenti anche mediante la creazione di un sito ad hoc, autogestito dagli studenti.

  • Assegnare attraverso un bando e per fini sociali i beni confiscati, a seguito delle operazioni di polizia giudiziaria svoltesi negli anni novanta, alle organizzazioni criminali.

3 Per favorire la Solidarietà

  • Predisporre la nuova programmazione sociale, il Piano di Zona, in modo realmente partecipato attraverso un pieno coinvolgimento della città, promuovendo iniziative di valutazione della efficacia degli interventi

  • Promuovere e sostenere iniziative di analisi dei bisogni dei cittadini e dell’offerta di servizi attraverso la creazione di un Osservatorio cittadino delle politiche sociali, con un’attenzione specifica alle vecchie e nuove forme di povertà, valorizzando il lavoro realizzato dalle organizzazioni di volontariato sul territorio

  • Potenziare e sostenere i programma di assistenza domiciliare per gli anziani non autosufficienti e i disabili gravi e gravissimi

  • Potenziare i programmi di affido, sostegno educativo domiciliare, di accoglienza

  • Realizzare iniziative di accoglienza, mediazione culturale, orientamento ai servizi per le persone immigrate, al fine di favorirne l’integrazione e l’inserimento

  • Promuovere robuste iniziative di prevenzione e riduzione dell’abuso di sostanze (droghe, alcool, farmaci), promuovendo il protagonismo dei giovani anche nelle campagne di prevenzione

  • Sostenere le famiglie ed i genitori nell’assunzione dei compiti di cura ed educazione, attraverso il potenziamento dei servizi per la prima infanzia, la collaborazione con i programmi educativi delle scuole, favorendo il sostegno reciproco soprattutto tra le giovani coppie.

Politiche di GENERE

Redazione annuale del bilancio di genere, coinvolgendo, mediante assemblee e consultazioni, le donne della città.

Redazione, sempre in maniera partecipativa, del piano dei tempi della città.

Riqualificazione del consultorio familiare attraverso il suo spostamento dall’ospedale, recuperandone così la caratteristica originaria di presidio sul territorio; attuazione di iniziative per la diffusione della cultura della prevenzione, della contraccezione e della maternità responsabile.

Cultura

L’idea che in un libro o in un percorso scolastico sia racchiusa la chiave della conoscenza e della cultura è un’invenzione degli incolti autori del disagio etico che stiamo oggi vivendo. Ben diverso dalla cocciuta saggezza del vecchio contadino molfettese o del vecchio marinaio che hanno attraversato la vita con consapevole rettitudine.

Una cultura che è nata nelle vie della nostra città, nei racconti delle nonne, nelle discussioni sulla porta delle case, nella capacità che il nostro paese ha sempre avuto di raccogliersi nelle vie e nelle piazze a chiacchierare a discutere a litigare a vivere.

Le piazze e le villette sono circondate da orrendi cancelli di acciaio e per impedirne l’accesso ai vandali, le hanno trasformate in simulacri di campi di concentramento per ragazzini vivaci.

Apriamo le piazze e i luoghi pubblici a tutto: alle feste dei partiti, alle parrocchie, alle sfilate di moda, agli artisti di strada, ai cantanti, agli attori alla gente tutto il giorno e tutta la notte. Se c’è bisogno di controllo si mettano telecamere o si facciano ronde di cittadini, ma si rispetti lo spazio comunitario e lo si riempia o lo si permetta di riempire di tutti i contenuti che i cittadini vorranno mettere.

E in questi spazi si lasci ai giovani delle scuole e dei circoli culturali la gestione costruendo una cittadella della cultura da loro organizzata e diretta e dai fondi comunali supportata. Essi dovranno

  1. aprire e gestire portali WEB per favorire la trasmissione di notizie e informazioni generiche riguardanti l’amministrazione e la politica cittadina;

  1. impiegare gli spazi cittadini (vedesi parco di ponente così come le altre piazze comunali) per le montature di mostre itineranti, fiere di auto-produzione e per l’allestimento degli eventi culturali;

  2. imparare la democrazia nella cittadella della cultura, una fondazione comunale per la gestione di un sistema integrato dei beni culturali con la partecipazione degli utenti.

E’ ormai tempo di pensare alla costruzione di un Teatro nella nostra Città in cui ospitare spettacoli e in cui garantire alle tante compagnie teatrale di questo territorio di avere uno spazio in cui sperimentarsi e crescere.

Pace e cooperazione

  • Recuperare l’adesione, da parte del Comune, agli Enti Locali per la Pace, promuovendo iniziative di sensibilizzazione e solidarietà internazionale.

  • Aumento del numero di posti per il servizio civile al Comune.

  • Diffusione della cultura del servizio civile attraverso esperienze formative per i/le giovani. Creazione di uno sportello informativo.

  • Attuazione di iniziative di educazione alla pace e istituzione di un premio per scritti e lavori per la pace, anche in collaborazione con la Fondazione don Tonino Bello e l’associazionismo pacifista del territorio.

  • Promuovere progetti di cooperazione decentrata con l’area Mediterranea e i Sud del Mondo, avvalendosi dei fondi regionali e comunitari.

Migranti

  • Diffondere informazioni e promuovere la cultura dell’assistenza sanitaria e della prevenzione agli immigrati, alla luce del diritto alla salute previsto dall’ordinamento.

  • Attuare, di concerto con le altre istituzioni, iniziative di informazione e prevenzione del lavoro nero.

  • Promuovere esperienze e progetti di integrazione e intercultura nelle scuole. Promuovere la scolarizzazione dei/delle bambini/e rom.

  • Realizzare corsi di italiano per immigrati/e adulti/e.

  • Dotare il campo rom dei servizi igienico-sanitari essenziali.

  • Incentivare iniziative di socializzazione a carattere multiculturale, su un piano artistico, letterario, musicale, culinario.

  • Predisporre iniziative contro la tratta, in applicazione dell’art 18 del T.U. n. 286/98, in collaborazione con le associazioni impegnate sul territorio.

Pubblica amministrazione

L’operato delle amministrazioni comunali che si sono succedute a Molfetta negli ultimi decenni non è mai stato caratterizzato da una visione sistemica della città: l’azione di governo non è stata coerente con una pianificazione degli interventi adeguata ai bisogni della città e orientata a soddisfare obiettivi chiari, ben definiti e condivisi.

In generale ogni azione e, quindi, ogni risultato che ne è conseguito sono stati guidati per lo più dalla possibilità, verificata di volta in volta, di attingere a programmi di finanziamento nazionali o comunitari. Talvolta sono stati persino richiesti finanziamenti destinati alla realizzazione di opere non necessarie. Un rischio che investe anche il progetto del nuovo porto se gli interventi infrastrutturali non vengono commisurati a concrete prospettive di sviluppo economico, quando al contrario sarebbe corretto agire con la massima cautela per consentire nel corso del tempo l’entità degli interventi per modulare al meglio le strutture a servizio delle attività che si andranno a svolgere all’interno del porto. Opere pubbliche che devono sempre tener conto della tutela dell’identità storico-culturale della città, oltre alla possibilità di recupero delle strutture esistenti. Questo modo di gestire la cosa pubblica, che appartiene ad una tradizione non più replicabile e che è stato certamente foriero di pessimi risultati, deve essere urgentemente sostituito con una nuova gestione pubblica, capace di recepire le istanze della comunità e di individuare, in tempi certi, risposte adeguate e portatrici di risultati concretamente valutabili e misurabili. Onde evitare che l’amministrazione comunale sia condotta a vantaggio di cordate di potere, alimentando clientele e lobbies, o che gli uffici comunali costituiscano una sorta di muro di gomma tra la macchina amministrativa e i cittadini, è indispensabile incentivare forme di partecipazione in grado di incidere sulle scelte strategiche di interesse collettivo. Strumenti già attivi in questo senso come Agenda XXI e il progetto Città sane non devono essere una consulta di cittadini da invocare in occasione di manifestazioni internazionali, per lo più al fine di ricevere agevolazioni nei programmi di finanziamento. Agenda XXI in particolare è uno strumento il cui contributo deve essere istituzionalizzato e deve avere un importante peso sulle decisioni che gli amministratori compiono nel corso del loro mandato e costituire un accesso privilegiato all’accesso di dati e documenti ufficiali prodotti dall’amministrazione comunale. Il suo ruolo deve essere rafforzato e le dinamiche di partecipazione della comunità devono essere incentivate. Serve un nuovo patto costituente che attraversi la città, che sappia rappresentare e parlare della nuova composizione sociale e produttiva, che sappia includere e far parlare i migranti. Democrazia partecipata, dunque, non solo come questione di metodo ma di merito, come elemento sostanziale, come contenuto fondamentale; non solo come forma di tutela dei movimenti, ma come motore di un processo riformatore, come riforma della politica e della stessa concezione del governo e del potere, come pratica di partecipazione molecolare che metta in moto dinamiche virtuose tra tutte le realtà del territorio, sociali, sindacali, ambientaliste, culturali, di quartiere e persino imprenditoriali. La pratica del bilancio sociale mette fine al tempo della mera amministrazione, dell’ente locale quale luogo della mediazione burocratica e del sottogoverno e fa realmente del Municipio una istituzione di prossimità, sottolineando la centralità del locale, della città come risposta aperta ai problemi consegnatici da questa globalizzazione. Il Bilancio partecipativo è un processo decisionale di apertura della macchina istituzionale alla partecipazione diretta; è una modalità aperta e democratica perché sperimenta risposte locali e pratiche di nuove forme di democrazia.

Amministrare e costruire comunità solidali: un progetto difficile soprattutto alla luce della scarsezza di risorse a disposizione (pensiamo solo ai tagli del Governo agli enti locali), ma anche l’unica possibilità di sottrazione di spazio alla gestione tecnocratica della ordinaria amministrazione.

Per la tutela dei diritti dei cittadini è necessario nominare un Difensore civico.

I processi di globalizzazione indotti da trasformazioni economiche e culturali estranee al mondo cittadino e l’atavica questione meridionale con la sua sequela di assistenzialismo, corruzione e disoccupazione cadono sulla nostra città debole e mal governata e cercano soluzione. I processi che hanno generato questi fenomeni sono estranei alla dimensione cittadina eppure sono proprio questi problemi a toccare profondamente le nostre strade e i nostri giorni.

Proporsi politiche di integrazione degli immigrati e politiche e strutture che tendano a favorire l’ingresso nel lavoro della forza lavoro (manuale e intellettuale) molfettese è poco più di un rituale programmatico vuoto e quasi senza speranza.

Noi proponiamo di mettere al centro delle attenzioni degli amministratori comunali questi problemi e di intrecciare rapporti di cooperazione con strutture universitarie e fondazioni economiche per inventare e finanziare programmi innovativi e sperimentali di integrazione degli immigrati e di occupazione in loco della forza lavoro molfettese perché non è più sopportabile vedere alla stazione ferroviaria tanti addii e tanti uomini che salgono sui treni.

Molfetta, 26 aprile 2008

sinistrarcobalenomolfetta.net

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v251_programma-sa-amministr-2008

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